l e   p a g i n e ...

(... di fratel Carlo Carretto)

         

Sommario

                           

La Madonna del carrettino

Rachele piange i suoi figli

Il Dio dell'impossibile

La pattumiera dell'ospedale

La presenza di Dio

I racconti di un pellegrino russo (presentazione)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Madonna del carrettino

 

"........... Quella sera sentii per la prima volta che mi stavo avvicinando al mistero di Maria.

Per la prima volta non la vedevo sull'altare come una statua immobile di cera, addobbata con abiti da regina, ma la sorella, vicino a me, seduta sulla sabbia del mondo, con i sandali logori come i miei e con tanta stanchezza nelle vene.

Allora capii perchè sua cugina Elisabetta, che Maria era andata a trovare dopo quei fatti (si esce sempre volentieri dal proprio ambiente quando si è col ventre grosso e gli occhi dei vicini ti guardano in una certa maniera puritana), avesse potuto dire al termine del racconto che Maria le aveva fatto: 'Beata te che hai creduto'.

Sì, veramente beata!

Maria, ci vuole coraggio a credere a queste cose!

E' difficile per noi credere a quello che dici testimoniandoci che quel figlio non è frutto di un'avventura notturna che non vuoi spiegare.

Ma è difficile soprattutto per te!

"Beata te che hai creduto" (Lc  1,45).

E' il massimo che si può dire ad una ragazza semplice, umile, povera, che ha avuto la ventura di parlare con gli angeli, lei che è un nulla, e che si è sentita dire che dovrà avere un figlio che sarà il Santo e il figlio dell'Altissimo, sì, proprio lei, l'ultimo e il più piccolo 'resto' d'Israele.

"Beata te che hai creduto, Maria" (Lc 1,45).

Quella sera sulla sabbia, vicino alla gueltà di Issakarassem avevo deciso di scegliere Maria come maestra nella fede.

Avevo trovato un contatto vitale con lei. Non era più un personaggio a cui dovevo 'culto', era la sorella del mio cuore, la compagna di viaggio, la maestra della mia fede.

Sì, proprio della fede.

E mi spiego. Dovete sapere, fratelli, che la marcia della fede l'ho fatta tutta e... a piedi.

...........................".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rachele piange i suoi figli

 

Come  Dio volle, la tempesta di sabbia si calmò e Alì riprese la strada dei pascoli col suo bastone e le sue undici pecore: Io rimasi solo a Ouarourout a ripulire dallo sterco la grotta e a scaldarmi le ossa al sole.

La partenza del gregge mi aveva portato via il segno di Betlemme e io immaginavo Maria e Giuseppe sulla pista verso il sud con Gesù bambino in braccio.

Ma perchè erano partiti così presto? Perchè affrontare la pista così dura con un piccolino così tenero?

Leggevo in Matteo: "L'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: ''Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta là finchè non ti avvertirò, perchè Erode sta cercando il bambino per ucciderlo'' ".

"Giuseppe, destatosi, prese con sè il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto" (Mt 2,13).

Si è appena nati e già incominciano le grane. Pare impossibile come sia difficile vivere su questa povera terra!

E ora Gesù è solo sulla pista amara e stanotte forse non troverà nemmeno una grotta per ripararsi dal freddo.

A Matteo continua: "Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo in cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

        Un grido è stato udito a Rama,

        un pianto e un lamento grande;

        Rachele piange i suoi figli

        e non vuole essere consolata,

        perchè non sono più" (Mt 2, 16-18).

 

Sembra impossibile che si possa giungere a simili efferatezze.

Questo è il potere e non c'è limite alla sua prepotenza.

E gli umili, i poveri pagano!

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Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Dio dell'impossibile

 

Un incidente in pieno deserto mi ha paralizzato una gamba. Quando è arrivato il medico - otto giorni dopo - era troppo tardi e forse resterò zoppo per tutta la vita.

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La gamba mi duole terribilmente e debbo farmi coraggio, per non disperdere i pensieri nel vuoto.

Mi ricordo bene una frase che ci diceva Pio XI durante l'udienza: "Che fa Gesù nell'Eucarestia? " e attendeva da noi studenti la risposta.

Ancora oggi dopo tanti anni non saprei cosa rispondere.

Eppure quante volte ci ho pensato su.

E Gesù non solo una gamba, ma tutt'e due le ha immobilizzate nell'Eucarestia e in più le mani. E' ridotto ad un pò di pane bianco.

Il mondo ha tanto bisogno di Lui e Lui non parla. Gli uomini hanno tanto bisogno di Lui e Lui non si muove.

L'Eucarestia è davvero il silenzio di Dio, la debolezza di Dio.

Ridursi a pane, ridursi a silenzio mentre il ritmo del mondo è così chiassoso, così convulso, così possente.

Si direbbe che il mondo e l'Eucarestia marcino in senso inverso.

E si allontanino l'un l'altro quasi all'infinito.

Occorre essere coraggiosi per non lasciarsi portare dall marcia del mondo, occorre della fede e della volontà per andare contro corrente verso l'Eucarestia, per  fermarsi, per tacere, per adorare.

Ed è necessaria una fede ben pura per credere all'impotenza, alla sconfitta dell'Eucarestia che è oggi ciò che fu ieri l'impotenza e la sconfitta del Calvario.

Eppure, questo Gesù impotente, inchiodato, annientato è il Dio dell'impossibile, ' l'alfa e l'omega, il principio e la fine e, come lo descrive Giovanni nell'Apocalisse, "il fedele e il verace che con giustizia giudica e guerreggia. I suoi occhi sono come fiamma di fuoco e sul suo capo stan molti diademi. Ed è ravvolto in un manto tinto di sangue e si chiama il nome di Lui ''Verbo di Dio''. e gli eserciti che son nel Cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di bisso bianco e puro. (....................)

(....................)

Mi ritorna alla mente questa espressione di Gesù tutte le volte che vedo sulla pista un cammello e mi viene da sorridere.

Avesse detto  "un cavallo, un bue...", no: un cammello, con tutta quella gobba!

Sì, veramente è impossibile farla transitare per la cruna di un ago.

Creare il firmamento è certamente un segno di grande potenza, ma far passare un cammello nella cruna di un ago mi sembra più grande ancora; qui sta veramente l'impossibilità.

Difatti agli apostoli attoniti e perplessi che esclamarono: "Allora è impossibile salvarsi", Gesù rispose tranquillamente: "Ma ciò che è impossibile all'uomo è possibile a Dio".

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La pattumiera dell'ospedale

 

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Io continuavo a dirgli che era stata una brutta cosa ciò che gli avevano fatto, ma lui si mise a ridere come se ciò che gli era accaduto fosse una piccola cosa.

La cosa importante era un'altra.

"Sì, mi rincresce per mia madre.

E' lei che soffre.

Mio padre è un grande distratto e soffrirà a suo tempo quando si sentirà solo solo.

Ero scomodo per i due e mi hanno fatto fuori. Resta in loro il merito di avermi dato la vita, e non è piccola cosa.

Tu sai che Agostino dice che il bene della vita è così grande da essere preferibile l'inferno piuttosto che la non-vita.

Forse esagera un pò  ma vuol aiutarci a spiegare le cose come sono e dare importanza alla vita.

Certo che è una cosa importante la vita perchè è eterna e ci conduce alla visione dell'Assoluto di Dio.

Io mi sento di dire grazie a mio padre, a mia madre, nonostante ciò che hanno fatto.

Non mi sento di giudicarli.

In fondo, anche se non ero desiderato sono riuscito a fargliela.

Sono vivo e tu sai: per sempre.

Non è una piccola cosa.

Mio padre, a quanto ne so, è un poveretto, un pò irresponsabile.

Va scusato considerando tutto ciò che vede ogni giorno alla televisione.

Mia madre?!

Mi fa tenerezza mia madre, ma un giorno, quando ci rivedremo nel Regno, ci intenderemo. Allora avrà capito, specie se avrà pianto un po'.

Però intanto io sono vivo.

Sono vivo!

Sono vivo!

Sono vivo!

Gliel'ho fatta: sono vivo!

Pensa che sarò ancora vivo tra miliardi di secoli! Che cosa bella sarà poter contemplare il volto del vero Padre: Dio!

Una cosa però è certa: gli uomini sono poveri. Fanno tanta pena!

Io penso che anche Dio abbia pena degli uomini che hanno il coraggio di far fuori un bimbo che non si può difendere!

Io non ho nessun rancore verso di loro, anzi...

Mi fanno pena, tanta pena.

Di loro si può dire con verità quello che disse Gesù sulla croce: ''Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno'' (Lc 23, 34).

Come sono lontani dalla verità delle cose gli uomini!

Potrebbero essere così felici e invece si direbbe che fanno apposta a farsi del male".

"E ora dove vai?", mi venne da dire al mio piccolo angioletto che continuava a stare in bilico sul mio ginocchio.

"Ora dove vado?

Vado a fare il mio cammino come tutti gli altri. Non sono solo, sai?

Se vedessi quanto siamo numerosi! Non stiamo nemmeno nella cattedrale, tanto siamo numerosi. E siamo così felici!

Partiamo per il viaggio con qualche mese di anticipo e ciò che sentiamo ben chiaro è che, in fondo, siamo prediletti.

Dio ha tenuto conto del torto che ci è stato fatto interrompendo in modo brusco la nostra vita di pace nel ventre della nostra mamma. E' naturale.

Dio è Dio e sa trarre il bene anche dal male. E' invincibile Dio.

E' l'Amore e l'Amore è la realtà più grande che esista.

lì Amore vince tutto, spiega tutto, sa tutto. Guai se non ci fosse l'Amore.

Non saremmo vivi nè tu nè io: nessuno.

E Dio ci ha creati per amore ed è una festa vivere con Lui.

Ora ci toccherà un pò faticare.

Ci hanno già detto che è necessario soffrire, pregare, camminare, purificarci.

Ci hanno detto che ci saranno scelte da fare, tagli da compiere.

Dobbiamo maturare, crescere in Lui, cercarlo sovente nel buio.

In fondo è lo stesso cammino che compiamo voi e noi, e credo che ci incontreremo sovente anche se il modo di riconoscerci non sarà sempre facile.

Io ho già visto il posto che mi è stato affidato. Voglio essere un bambino saggio.

Più di te avrò il compito di pregare per i miei genitori.

Ne hanno bisogno e io li aiuterò come potrò.

Anche loro, come me, dovranno attraversare il deserto, uscire dall'Egitto, camminare nella fede, imparare a pregare.

Sono eterni anche loro.

Ho l'impressione che siano un pò distratti, ma Dio li richiamerà col dolore.

A Dio non si resiste.

A poi Lui sa cosa e come si deve fare: è Dio!".

A questo punto sentii che l'angioletto si muoveva, era come se volesse prendere il volo.

"Dove vai ora?", gli chiesi.

"Vado in cattedrale. Devo recitare le preghiere del mattino con tutti quelli che come me sono stati fatti fuori in queste notti.

Quanti ce ne sono!

Riempiamo la cattedrale".

"Dimmi ancora una cosa: che nome hai, come ti chiami?".

"Non-nato, per ora.

E' un nome generico in attesa che me ne dia uno mia madre appena si ricorderà di me. Ma si ricorderà".

Poi non lo vidi più.

Con le sue alette aveva spiccato il volo.

Toccai il mio ginocchio dove s'era posato.

Era ancora caldo.

Portai la mano al viso e sentii un profumo stupendo tra le dita.

Quel profumo mi aiutò a dimenticare l'odore dei disinfettanti.

Ormai il sole non poteva più essere lontano. L'amico infermiere si era svegliato quasi di colpo come colto di sorpresa.

Mi disse di scusarlo.

Non sapeva quale servizio mi aveva reso!

Adagio adagio riprendemmo il cammino: io appoggiato a lui e lui silenzioso e come assente.

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

La presenza di Dio

 

Io non so come sia capitato a te, so com'è capitato a me.

Dio è giunto al mio cuore come una grande parabola. Tutto ciò che mi circondava mi parlava di Lui,

                il cielo mi parlava di Lui

                la terra mi parlava di Lui

                   il mare mi parlava di Lui.

 

Era come un segreto nascosto in tutte le cose visibili e invisibili.

Era come la soluzione di tutti i problemi.

Era come il Personaggio più importante che entrava nella mia vita e con cui avrei dovuto vivere per sempre.

 

Presto mi son sentito avvolto da Lui come "Presenza sempre Presente", che mi guardava con tutte le foglie del bosco in cui passeggiavo e attraverso le nubi che cavalcavano vive sulla mia testa.

 

Non ho mai avuto difficoltà a sentire la presenza di Dio, specie da piccolo. Mi sarebbe parsa così strana e così inverosimile la sua assenza.

 

                Mi son sentito in Dio

                come uccello nell'aria

                come legna nel fuoco

                come bimbo nel seno della madre.

 

Quest'ultima immagine è stata la più forte, la più vera e cresce sempre di più in me.

 

Penso davvero che il grembo di una donna che contiene un bimbo sia il tema dell'universo intero, la visibilità delle cose invisibili, il segno del modo di procedere da parte di Dio per farmi suo figlio.

 

In Lui vivo e respiro e gioisco della sua Presenza generatrice, anche se - e ne soffro - non è ancora giunto il tempo di poter vedere il suo Volto divino, come dice la Bibbia, ''faccia a faccia'' (1 Giovanni 3,2).

 

E' ancora presto.

 

(...............................)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I racconti di un pellegrino russo

 Presentazione

 

Ho sempre fortemente desiderato far conoscere questi "Racconti di un pellegrino russo" ai miei fratelli italiani. Da quando questo libro mi capitò fra le mani, molti anni fa in edizione francese, sulle piste del Sahara, posso dire di averlo sempre portato con me. Fu uno dei libri-chiave che stanno bene nella sacca di un nomade quale ero io, sempre preoccupato di fare in fretta e di portare con me il minimo indispensabile.

Quante volte mi sono riletto queste pagine semplici come l'acqua e trasparenti come l'aria nei miei ritiri nel deserto. Soprattutto tornavo ad esse volentieri quando ero stanco di parole e povero di idee, cioè quando la mia vita diventava silenziosa e la mia anima assetata di quiete.

"Come un bambino in braccio a sua madre è in me l'anima mia" dice il salmo 130, ed è ciò che capita quando si cerca la contemplazione e si avverte per esperienza che tale attività dell'anima è frutto di amore e di semplicità più che di ragionamento e di forza. "Divenire bimbi in braccio alla madre": ecco la più alta spiritualità dell'uomo sulla terra. Ma diventare bambini non è cosa facile per uomini minati di orgoglio come noi! Difatti Gesù, che se ne intendeva, ci ha chiaramente avvertiti in proposito: "Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli". Direi che è una minaccia la sua: "Non entrerete...non entrerete...non entrerete!".

 

So che non sarò creduto, ma non dubito di affermare che un inizio serio di vita spirituale incomincia quando l'uomo fa un autentico atto di umiltà, e sovente la propedeutica alla fede per la maggior parte degli uomini, o la maturazione di essa per altri, è  bloccata, avvelenata, torturata, prolungata all'infinito dall'incapacità di divenire bambini e di buttarsi nelle braccia del mistero di Dio come un'anima di fanciullo.

Si vuol fare i furbi con Dio, e nessuna categoria di uomini è così detestata dal Vangelo. Si vuol porre delle condizioni all'Eterno all'Infinito, e l'Infinito e l'Eterno lasciano che il tempo ti distrugga.

 

Ecco perchè ho amato e amo questo giovane pellegrino russo: perchè ha il cuore di un fanciullo e non pone condizioni al suo Dio. E Dio gli ha insegnato a pregare. Dio l'ha accolto nella sua pace, nella sua gioia, nonostante una povertà spaventosa e una sofferenza senza limiti. E certo - e lui non lo sa - è giunto al termine del cammino della preghiera: è diventato una preghiera vivente. Vive la preghiera allo stato puro, in unione così totale con Dio da ricordare l'esperienza straordinaria del beato Labre, pellegrino per le strade che dalla Francia conducono ai santuari di Roma.

Purificato dalla prova, immerso nel bagno liberatore della povertà evangelica, distaccato dal sensibile, il giovane è divenuto un vuoto contenente lo Spirito di Dio, uno strumento musicale pronto e disponibile a una mano ultraterrena, capace di armonie celesti. Ed è giunto a tali altezze servendosi dei mezzi più poveri che si possano immaginare. Una sola frase ripetuta come nota continua e profonda, un'accettazione della realtà di ogni giorno come mistero della Provvidenza, una bibbia nella sacca con un pò di pane duro.

 

Noi occidentali, che ci crediamo sperimentati nella teologia, sorridiamo di compatimento dinanzi ad una tecnica della preghiera così infantile, così meccanica, così poco intelligente! Forse non abbiamo sorriso davanti al rosario delle nostre nonne? Ma la realtà è che questo giovane ha transitato il muro dell'Invisibile, i nostri vecchi senza saperlo erano dei contemplativi, mentre noi, ricchi del nostro pensiero e della nostra sicurezza, minacciamo di morire di freddo siderale lontani dal sole dell'anima, Gesù. Perchè fu proprio lui, Gesù, a dire in un momento di esaltazione spirituale: "Ti ringrazio, Padre, che hai nascosto queste cose ai saggi e ai prudenti e le hai rivelate ai piccoli" (Matteo 11, 25).

Ed è questa la prima cosa che dobbiamo ritenere nel metterci alla scuola della preghiera. Il Padre si rivela ai piccoli, il Padre si nasconde ai sapienti. Non è uno scherzo! Se vogliamo diventare conoscitori di Dio, intimi dell'Altissimo, dobbiamo farci bambini. Se ci teniamo alla rivelazione del suo volto, dobbiamo abituarci alla contemplazione estatica fatta con gli occhi della povertà e della semp'licità del cuore.

 

Un'ultima cosa vorrei dire ai lettori dei 'Racconti di un pellegrino russo'. Non impressionatevi della tecnica infantile, un pò ...meccanica insegnata dallo starets al giovane pellegrino. E' più importante di quanto non possa sembrare a prima vista. Se praticate nella sua trasparenza di amore, può diventare, con una forza direi... "fisiologica", il modo più rapido di abbandonarsi all'intimità con Dio e al ritmo del Cuore divino. Confesso di essermene servito largamente, specie per avviarmi alla preghiera di quiete. Me ne sono servito più largamente ancora quando le difficoltà di entrare nella preghiera erano dovute al lavoro pesante, ai troppi impegni, ai turbamenti del cuore e dello spirito. Mi sono sentito come cullato dal ritmo di questa preghiera litanica, e quindi aiutato come un bimbo ad addormentarsi nelle braccia di Dio. Non è poco per chi, come noi, nasce e vive con la convinzione di essere tutto, di fare tutto, di pensare tutto. Che è l'esatta convinzione di chi, pur dicendo di credere in Dio, non lascia alcuno spazio vitale al suo intervento in noi e nella storia.

Lasciare spazio a Dio, ridurre il nostro: ecco il segreto di tutto. Ma come è lungo il cammino per giungervi! Questi racconti possono aiutarci.

Carlo Carretto

 

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Come ho già detto, le righe che precedono sono soltanto la Presentazione che fratel Carlo Carretto scrisse al libro "I racconti di un pellegrino russo", pubblicato dalla Cittadella Editrice nella traduzione di Liana Bortolon dal francese, a cura di Carlo Carretto. 

Per chi volesse avventurarsi in una lettura più "colta", la Editrice Città Nuova ha pubblicato un volume più corposo, del quale molte pagine sono "Introduzioni" e "Osservazioni sulla storia del testo". Personalmente trovo che il libretto curato da fratel Carretto non è soltanto più agile e prezioso proprio per la sua 'presentazione', ma è anche più facilmente consultabile e, quel che più conta, più facilmente "assimilabile". Che era poi quel che voleva proprio fratel Carretto. In ogni caso, si tratta di pagine che possono davvero donarvi molto. Se vi farete bambini...

 


 


                   


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