

"Rassomigliava a una bambina, perfino nella voce. Era gaia più che gioiosa, la sua voce esile e bassa, il suo canto quello di un uccello. I suoi modi esprimevano l'essenza indefinibile della poesia".
Così si esprime Jean Guitton, accademico di Francia, nell'Introduzione del libro di Jean-Jacques Antier pubblicato dalle Edizioni San Paolo nel 1993, tradotto in italiano da Rita Manzi Torti. Jean Guitton così prosegue:
"Non aveva nessun talento, salvo, nella sua giovinezza, quello del ricamo. Al di là di qualsiasi cultura, al di là della povertà, si nutriva dell'aria, del tempo e dell'eternità. Perfino al di là del dolore. E tuttavia, subito presente a tutto e a tutti".
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"Mia moglie diceva: ''Altrove non ci sono che problemi, ma da lei non ci sono che soluzioni, perchè si mette allo stesso tempo al centro del cielo e al centro della terra.".
Ancora due brevi passaggi dell'Introduzione scritta da Jean Guitton: "Con parole semplici suscitava in noi una di quelle emozioni rare, improvvise, dolci, un po' malinconiche e tuttavia radiose, che vi rendono consapevoli del mistero del vostro destino. E questo risvegliava in noi il desiderio di cui parla Nietzsche: divenire ciò che siete in un modo più nobile".
"La base della sua filosofia era che la più alta espressione del soprannaturale è il soprannaturale divenuto carnale; l'espressione più adeguata dell'eternità è il tempo; la cosa più desiderabile nello straordinario è l'ordinario".
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Non farò una biografia di Marthe Robin; è molto più proficuo leggere il bellissimo libro, edito dalla San Paolo, scritto da Jean-Jacques Antier e tradotto dal francese da Rita Manzi Torti, e con la prefazione dell'accademico di Francia Jean Guitton. Dallo stesso libro ho tratto alcuni degli episodi più straordinari della sua esistenza.
Ma come ho fatto per gli altri Santi, riporterò solo qualche paginetta tratta dal libro a vostra e mia edificazione, e per indurvi a leggere tutta intera la sua vita.
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"Restava da compiere l'ineffabile. Alla fine di settembre Marthe vide Cristo, che le chiese: << Vuoi essere come me? >>.
"Nella sua preghiera silenziosa, come nel suo Atto d'abbandono, era già espresso il suo fiat, questo sì di tutto il suo essere portato verso l'Amore: <<Il mio io sei tu. La mia vita sia la riproduzione perfetta e incessante della tua vita>>.
"La giornata del 1. ottobre fu come una preparazione della passione in un vero tormento di sofferenze, di cui lascerà questa testimonianza:
<<Quanto mi avete fatto male. mio Dio! Vi amo! Abbiate pietà di me! ho male nell'anima, nel cuore, nel corpo; la mia povera testa sembra rotta. Non so più niente, se non soffrire. Sento in me una tale stanchezza; il dolore grida così forte. E non c'è nessuno, nessuno per aiutarmi! Sono all'estremo delle mie forze. Non finirà dunque mai il dolore quaggiù? Quando ha straziato il corpo e il cuore, strazia l'anima.
Oh, mio Amore crocifisso! Voi m'insegnate giorno per giorno a dimenticarmi. Mio Dio, vi amo; abbiate pietà di me! Quando verrò, Dio mio, nella terra dei viventi? Gesù, sostenetemi!
Ma io so. Per vincere bisogna saper soffrire. Il dolore è la leva che solleva la terra. [Perchè] il Dio che affligge è anche il Dio che consola.
Non è un peso, ma piuttosto un altare. Niente è più bello davanti a Dio che l'oblazione di se stessi quando si soffre.
Con tutta la mia anima dolente, con tutto il mio cuore straziato, il mio corpo torturato dalle sofferenze, gli occhi accecati dalle lacrime, bacio amorosamente la vostra mano, mio Dio>>.
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"All'inizio dell'ottobre del 1930, Marthe riceve una nuova visione, questa volta di Cristo crocifisso. Egli prende le sue braccia paralizzate e gliele apre. Poi lei sente di nuovo: <<Marthe, vuoi essere come me?>>.
<<Allora sentii un fuoco bruciante, talora esteriore, ma soprattutto interiore. Era un fuoco che usciva da Gesù. Esteriormente, lo vedevo come una luce che mi bruciava. Gesù mi chiese prima di tutto di offrire le mie mani. Mi sembrò che un dardo uscisse dal suo cuore e si dividesse in due raggi per trapassare uno la mano destra e l'altro la sinistra. Ma, nello stesso tempo, le mie mani erano trapassate, per così dire, dall'interno.
<<Gesù m'invitò ancora a offrire i miei piedi. Lo feci all'istante, come, come per le mani, mettendo le gambe come Gesù sulla croce. Restarono in parte piegate, come quelle di Gesù. Come per le mani, un dardo, che partiva dal cuore di Gesù, dardo di fuoco dello stesso colore che per le mani, si divise in due a una certa distanza dal cuore di Gesù, pur restando unico nello sprigionarsi dal cuore. Quindi questo dardo era unico verso il cuore di Gesù e si divideva per colpire e attraversare nello stesso tempo i due piedi. La durata non si può precisare. Questo si verificò senza interruzioni >>.
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La descrizione di Marthe Robin prosegue poi a lungo e con estrema accuratezza e lucidità. Credetemi, questo è uno di quei libri che non possono mancare nella biblioteca personale di chi, come noi, percorre un cammino di ricerca per la propria edificazione spirituale.
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