(... di David Maria Turoldo ) 
![]()
Avvertenza: le pagine che seguono sono stralciate dal volume di Padre David Maria Turoldo pubblicato da Piero Gribaudi Editore: "La Morte dell'ultimo Teologo".
Naturalmente si tratta, ancora una volta, solo di un breve assaggio, tale da stimolare il desiderio di leggere l'opera completa, quanto mai interessante; anche perchè, come è detto nella recensione di copertina, si tratta del "primo e unico testo narrativo di David M. Turoldo, scritto nella sua piena maturità artistica e spirituale nel 1969" (.....................).
Non perdetevi questo libretto: costa poche lire, ma il suo valore letterario e poetico è davvero molto grande.
Finalmente una festa
Quattro parole
Pure questa storia, lo sento, non sarà creduta. Mi dispiace. E' domenica; piove che pare un giorno da morti. Un giorno? Settimane. Benchè aprile, si pensa a novembre. Si sa, il verde è quasi cupo, turgido; la natura quando vuole, vuole!, e la sua ora non la sposta nessuno. Però, già quelle foglie secche di magnolia nel giardino del convento mi indispongono. Anche il vaso di geranio, pur appena fiorito, è pieno, sotto, di foglie secche. E non siamo che in aprile. Certo, questa contemporaneità di verde e di foglie secche, a primavera, mi ha sempre fatto pensare a tante cose. Ad esempio, ora lungo il viale di piazza di maggio, sotto quest'acqua fitta che non la smette mai, l'asfalto è tutto un tappeto di boccioli, di corolle sfatte, di fiori pesti, di foglie già marcite, volenti o nolenti, e che si addensano sull'orlo dei rigagnoli di scolo; è uno spettacolo da fine sagra. Come se un'altra turba di fanciulli avesse devastato un giardino per un'altra misteriosa festa delle palme.
Veramente, a pensarci bene, si capisce poco di quanto avviene nella natura. Non c'è dubbio: nonostante il cielo uggioso e l'acqua che scroscia, gli ippocastani sono trionfali. E intanto tu cammini per i viali e senti quel "cià-cià" noioso delle scarpe e più quel "friggere" (il verbo non è adatto, scusatemi), di cose grasse sotto le suole, da farti inevitabilmente triste, quasi di uomo sconfitto; chè, non c'è nulla da fare. E' proprio vero: non si sa mai dove stanno i confini delle cose. Per esempio, dove finisca l'inverno e dove cominci la primavera; dove si possa dire: ecco, questa, sì, che è gioia, è vita; e quest'altra è proprio una buggerata, o una noia a morire. Perciò si dice: è mago chi la indovina. Cose ovvie, s'intende. Ma quando mai sono state credute le cose ovvie? Ad esempio, tu dici: questa è storia (con documenti e prove e studi severissimi: magari con tanto di testimoni oculari, "ministri e servi della Parola", come dice il Vangelo). No, che c'è subito uno a dire: ma questa è una favola. E non c'è nulla da fare. Tu continuerai a dire ch'è una storia vera, e lui che è una favola. Così, per omnia saecula.
Anche in fatto di sentimenti, è difficile dire una parola precisa. C'è sempre qualcuno che la vuole calda...
Ad ogni modo mi son detto: o creduto o non creduto, io la vendo com'è. E chi vuol leggermi mi legge; chi non vuole, mi metta pure da parte. La predica non la faccio più a nessuno. Solo ch'è difficile passare una domenica; tanto più se piove. E poi, quando mai l'uomo è stato veramente contento di una cosa, contento a pieno di quella cosa, che pure aveva così ardentemente desiderato? Un filosofo lasciò scritto che ognuno ha sempre invidiato lo stato altrui. Ad esempio, il celibe che invidia il coniugato e questi che invidia il celibe. E sembra ciò sia vero per cose anche molto, ma molto più serie.
Dopo una constatazione di tal fatta, potrei anche dispensarmi dal dire come io sia giunto in possesso di questi documenti. Che importanza può avere ciò? Appunto, chi crede, ci crede ugualmente; e chi invece non crede a certe cose, non crede neppure a un morto che risuscita. So che si tratta di una cosa serissima, veramente successa; solo ch'è successa tanti, tanti anni fa. Se ti ripetessi oggi, Dio ci liberi!... E, cosa strana, anche questa in un'isola. Si trattava di un'isola dell'Oceano Orientale, in quello che più tardi verrà chiamato Mare dei Coralli. Si sa, ora la terra si è fatta così piccola! Ma allora, le distanze, le difficoltà di comunicazione, la solitudine! Allora non c'era mica Yuri Gagarin che volava tra gli astri. Allora ci si accontentava soltanto di sognare le cose di oggi. Perchè, in quanto a questo, l'uomo è sempre, sempre uguale.
L'isola, per fortuna, in uno dei tanti avvicendamenti, è scomparsa. E' inutile che vi mettiate in viaggio per andare a vedere. Non vedreste che mare e mare; e colori! Per questo, una bellezza sconfinata di cielo e mare e sole. Così è finita una porzione di terra dove è avvenuta l'esperienza forse più singolare del mondo, tanto che nessuno ha mai voluto prenderla per vera. Non si trovò un editore mai, che abbia voluto darla alle stampe. Così la storia è rimasta pressochè sconosciuta.
I documenti originali naturalmente non esistono più: si hanno solo delle trascrizioni di trascrizioni a mano, ad opera di bonzo che si trovarono secoli e secoli dopo a vivere nel Giappone e sulle coste orientali della Cina. E pure questa finora è stata una grave difficoltà: perchè, come si fa a credere a un cinese? Quando dice il vero e quando no? E tanto più a un bonzo, cinese o giapponese che sia, per noi a tanta distanza, tutti sono uguali: con quei loro occhietti così misteriosi e con quel loro riserbo da sfinge! Per noi, positivi e chiari, non c'è che Aristotele...
Ciò segna immediatamente un punto a mio sfavore, perchè, a darmi notizia di tanta storia, è stato precisamente un bonzo, col quale entrai, dopo molta fatica, in confidenza, in occasione di uno dei miei soliti viaggi su e giù per la terra.
1.
Era un bonzo meraviglioso. Viveva in uno dei secolari templi, nel distretto di Okinawa. Era solo silenzio e preghiera: aveva chiesto ed ottenuto dalla comunità dell'Ur-Zen di vivere ancora più appartato di quanto la regola monastica lo comportasse.
........................
........................
..........................
gh