La montagna

     sognante

                

( In memoria della mia sposa Laura )

 

            

 

Quasi una fiaba quantistico-relativistica

per Bambini intelligenti

e

 Adulti  non credenti

Perchè credano


Ideata e scritta per la gloria di Dio

da

Luciano da Trento


 

("...la luce del Tuo volto, Signore...")

 

 

1

 

 


PREMESSA

Un avviso al lettore.

Sono due i racconti che si sviluppano, contemporaneamente, da questo punto in poi, e si accompagnano, e si avviluppano uno all'altro quasi come l'elica della vita, il DNA, e l'esempio non è casuale.

 Uno è formato da parole e frasi che esprimono in modo esplicito i pensieri dell'autore, lo concretizzano per così dire.

L'altro, invece, è esposto con le sole immagini, numerose, che per loro stessa natura contengono altri pensieri, altri concetti, che vengono espressi in modo più sottile, implicito, ma altrettanto concreto.

 Sono immagini di carattere astronomico e subatomico, l'estremamente grande e l'estremamente piccolo. Sono anche immagini (meta-immagini) molto particolari, non comuni, realizzate davanti a un televisore, acceso ma con l'antenna disconnessa. Per gli esperti, preciserò che non vi è alcuna "portante", nè alcuna modulazione sulla portante, e il misuratore di campo non indica la presenza di alcun segnale elettromagnetico. Le immagini del televisore sono state registrate su una normale cassetta VHS ed i singoli fotogrammi sono stati poi fotografati con una comune macchina polaroid.

E tutte queste immagini indicano, al lettore attento e sensibile, come non vi sia soluzione di continuità tra i vari aspetti della creazione, della vita; il Tutto è perennemente in movimento e si compenetra e si amalgama in ogni sua realtà, sia che la percepiamo, sia che si manifesti oltre il percepibile.

Due percorsi, quindi, realizzati con parole e frasi l'uno, e con immagini l'altro. Due percorsi che si intersecano, si abbracciano, si fondono e confluiscono in una sola Via: quella del Dio Vivente.


La Via Lattea

LA MONTAGNA

C'era una volta una montagna che abitava proprio di fronte alle finestre della mia casa. Spesso ci guardavamo ed io l'ammiravo per quella sua imponenza, che faceva soggezione anche ai più coraggiosi e spericolati alpinisti.

Di notte, poi, si aveva l'impressione che la montagna guardasse solo verso la mia casa, e questo metteva un pò a disagio. Quando la guardavo, là fuori, imponente e silenziosa, ero certo che volesse dirmi qualcosa. Alla luce della Luna, mi pareva addirittura di vederle muovere quella breccia trasversale, subito sotto il cocuzzolo della cima, quasi che fosse una sorta di bocca. E quella sensazione divenne più forte giorno dopo giorno.

SOGNO O REALTA' ?

Naturalmente era solo una mia fantasia. O almeno così credevo. Finchè un giorno, o meglio una notte, feci uno strano sogno. Per la verità non sono sicuro, ancora oggi, se ero io a sognare la montagna oppure, in qualche misterioso accavallarsi di elementi temporali, la montagna si fosse messa in comunione con me. Era una sensazione strana che davvero non saprei come descrivere: un momento prima ero lì che guardavo la montagna, illuminata da una fioca luce lunare, velata dalla bruma di un Febbraio rigido e nevoso; un attimo dopo mi resi conto che non mi trovavo più nella mia cameretta, sobria e disadorna, dove avevo imparato a ritrovare i pochi oggetti anche al buio, ma ero seduto in terra, e vedevo le luci della città da una altezza notevole, come se...

...come se: ma sì, ero proprio sulla montagna! La toccavo con le mie mani, ed era anzi stranamente calda e morbida, e non sembrava neppure fatta di terra e roccia ma, come dire, sembrava fatta di carne e di pelle. Capisco il vostro scetticismo ma, non so che cosa farci, questa era proprio la sensazione che avvertivo. Sentivo un tepore rassicurante che invadeva tutto il mio corpo e che mi ricordava quello che provavo quando, piccino, mi raggomitolavo sul grembo di mia nonna. E percepivo anche l'odore delle sue vesti e persino quello strano, acuto, gradevole profumo del suo tabacco da naso del quale erano impregnate.


                   

 

2

NON AVEVO PAURA

 

Ricordo che non avevo paura, e questo era abbastanza strano se si pensa che mi rendevo perfettamente conto che la situazione in cui mi trovavo, non era per niente normale. Voglio dire che ero del tutto cosciente di come, un momento prima, io stessi guardando quella montagna dalla finestra della mia casa ed ora, di punto in bianco, mi trovavo invece lì sopra la sua vetta, e potevo toccare e percepire le sue rugosità.

Vedevo la città dall'alto e, guardando bene, avevo anche l'impressione di riuscire a distinguere la mia casa, a ridosso di una collina dall'altra parte della valle divisa in due dal fiume. Ne distinguevo perfino le finestre e il grande balcone che prendeva tutta la facciata.

(Attrattore di Lorenz)

 

Guardando la mia casa da lassù, un indefinibile languore avviluppò il mio cuore. Volevo trovarmi là, volevo "essere" là; ma sapevo che le risposte alle domande che urgevano dentro, potevo trovarle solo "cambiando" radicalmente la mia realtà, il mio  status, in un certo senso, cambiando totalmente me stesso.

(Fase d'inizio:: il metasegnale è entrato e sta modulando una portante senza alcun segnale d'antenna)

 

 Rinunciando consapevolmente al "me stesso" di prima, per costruire un "me stesso" nuovo; non soltanto più maturo, ma radicalmente diverso. E sentivo che questo era possibile solo restando dov'ero.

         

Spin opposti per le due evolventi sferiche, frutto dello scontro di un treno d'onde lanciato frontalmente contro un elettrone..  Ci troviamo di fronte ad una particella ed alla sua antiparticella. Ove le due particelle di carica contraria dovessero scontrarsi, il risultato sarebbe l'annichilazione.

 

Ecco, forse l'unica cosa di cui non mi rendevo affatto conto e la trovavo anzi del tutto naturale, era quella strana sensazione, gradevole e dimenticata, che provavo quando ero sulle ginocchia di mia nonna, morta ormai da moltissimi anni.  Ero un bimbo, allora, mentre oggi, qui sulla montagna, ero un uomo ormai adulto, anzi vecchio. Ecco, trovavo la cosa naturale: un vecchio con le sensazioni di un bimbo.Provavo un senso di sicurezza da troppi anni perduto; mi sentivo protetto,tra quelle braccia calde e le vesti odorose...

La montagna non era molto alta, superava appena di un centinaio di metri o poco più i duemila metri di quota e, quindi, non c'era ormai quasi più alcun tipo di vegetazione e il tappeto erboso finiva un centinaio di metri più in basso. Di solito, quando andavo in montagna, io preferivo salire almeno verso i tremila, ma non troppo oltre. A quelle quote il paesaggio è più severo, "essenziale", ed hai una sensazione più precisa e marcata di come tu stesso vorresti essere. Non vi è nulla che non sia indispensabile e la severità delle linee dei profili e dei colori ti induce ad una umiltà gioiosa, rasserenante, paziente.

Ero seduto sulla nuda roccia, come ho già detto, ma era una roccia con la consistenza ed il tepore di un corpo umano. La mia schiena poggiava su una piccola paretina e strani brontolii salivano dal sottosuolo, come un ventre in digestione. Una mente lucida, razionale, avrebbe dovuto sentirsi alquanto inquieta, e invece io ero tranquillo e rilassato. Almeno fino a quel momento.

 

Sempre senza antenna. Il segnale è ora più forte: fra poco l'immagine comincerà a prendere forma

 

Il silenzio intorno era quasi assoluto; solo si avvertiva, poco lontano, qualche fruscio furtivo e misterioso, probabilmente qualche creatura della notte che, incurante del gelo, cercava di procurarsi di che sfamarsi. Aguzzando gli occhi mi sembrò di vedere anche la sagoma non lontana di un camoscio, accoccolato in un anfratto appena ai margini di una caverna.

 

IL SENSO DELLE PAROLE

Era tale la piacevolezza delle sensazioni che provavo, che quasi non mi accorsi come, ad un tratto, la montagna cominciò a parlare.

Ora, dovete avere pazienza con me, sono sicuro che vi tornerà difficile credermi; eppure, vi assicuro che accadde proprio come ve la sto raccontando. O almeno così mi sembrò.

Adesso ero lì, con una sensazione di mestizia che impregnava il mio cuore, come per una presenza perduta, mentre la montagna sussurrava, sussurrava...

La meta-immagine si sta formando, anche se molto rudimentale...

 

3

 

Ero lì, con gli occhi socchiusi e i sensi soggiogati da memorie non troppo lontane. Non avevo più la sensazione dello spazio nè quella del tempo. Ero come in un limbo pluridimensionale dove spazio, tempo, ricordi passati e visioni future esistevano contemporaneamente. Io facevo parte dello spazio e del tempo, e futuro e passato erano in me ed io facevo parte di essi.  Era come se non fossi più "sopra" alla montagna, ma "con" la montagna. Anzi, era come se facessi parte della montagna. Essa mi

 

  (Galassia Andromeda)

 cullava e mi sussurrava strani suoni, che avevano l'effetto di rassicurarmi, di scaldarmi dentro, di farmi sentire protetto dal suo abbraccio; evidentemente aveva percepito la sensazione d'angoscia che stava per nascermi nell'anima.

Ciò nonostante la sensazione di aver perduto qualcosa di importante non mi abbandonava e, anzi, si faceva sempre più opprimente. Sentivo battere il mio cuore, eppure era come se avessi perduto il cuore che mi dava la vita.

 

Si ritiene che le galassie siano preposte alla produzione di materia elementare. Quando viene raggiunto il punto critico si verifica una reazione esplosiva che distribuirà la massa in eccesso nello spazio circostante secondo direzioni di minore energia.

LA MONTAGNA PARLA

A poco a poco le parole della montagna divennero più intelligibili e mi resi conto che quel sussurro cominciava ad avere un significato, erano parole, erano sensazioni, erano concetti-forme-suoni-immagini. Era un "quantum" che comprendeva ogni forma di comunicazione possibile in tutto il Creato, ed entrava nella mia coscienza come una serie di lampi intuitivi e non definibili.

"Io sono viva - disse la montagna - quanto te. Tu mi ami ed io ti amo. Questo è amore della Vita per la Vita. Tutti gli agglomerati di materia esistenti nel Creato, sono Vita. Ai tuoi occhi io appaio come una cosa diversa da te - proseguì la montagna -  perchè diversa  è l'aggregazione dei componenti che partecipano alla "morphè" a me destinata, ma in realtà siamo tutti parte di una cosa sola, la Vita".

 

Io non capivo bene il senso di quello che mi andava dicendo la montagna, eppure l'ascoltavo affascinato. A mano a mano che parlava, uno strano lucido torpore mi invadeva e compenetrava: non erano solo parole, le sue, ma immagini-ricordi senza un tempo scandito, nè forma, nè suoni; come i sogni dei neonati.  Eppure tutto ciò che mi diceva mi arrivava perfettamente intelligibile.

 

Verifica dell'indeterminazione in una sfera cava e traiettoria del fotone e dell'elettrone. L'incertezza della determinazione della posizione dipende dall'impossibilità di determinare sperimentalmente il centro dell'orbita di risonanza.

 

Intanto, mentre la montagna mi parlava, ebbi come la sensazione che stesse perdendo di consistenza. E' difficile da spiegare cosa provavo: era come se stessi "entrando" in essa (stavo per definirla "lei", ora che la sentivo uguale a me); era come se facessi parte della sua stessa struttura corporea, la sua materia era identica alla mia materia.

Le sue parole ora non mi arrivavano più attraverso le orecchie, ma era come se una strana chimica ci avesse messi in simbiosi, ed io capivo-vedevo ciò che mi diceva.

"La Vita - continuò la montagna - è una cosa reale, non immaginaria, non illusoria. Ma è solo una delle infinite realtà del Sommo Creatore, del Demiurgo, dell'Artefice di tutte le cose. La realtà di questo spazio-tempo, di cui noi siamo parte, è la vita. Il tuo corpo ed il mio sono Vita, la materia tutta e l'antimateria stessa sono Vita. Galassie intere sono in noi, ed ogni agglomerato di materia è un universo intero; o, per meglio dire, è la rappresentazione speculare di tutto l'Universo, così come il Signore Onnipotente l'ha creato.  E tutto è Vita. La morte, così come la percepisci tu, non esiste, questo devi capire. Tutto è Vita. E la Vita è mutamento.

 

La meta-immagine è ancora grezza, ma va evolvendosi. Lo sguardo non è più rivolto verso l'obiettivo.

 

4

 

 

CAMBIA LA VITA CON LE REALTA' ?

 

Come si può facilmente immaginare, adesso ero confuso e un pò spaventato. Anzi, non proprio spaventato, ma la sensazione che provavo era un qualcosa che stava tra la paura e la confusione, tra l'incertezza e l'instabilità.Mentre la montagna mi parlava, io ero sprofondato nelle sue viscere ma non vedevo terra e roccia, o caverne, o torrenti d'acqua. Ciò che vedevo-sentivo era un baluginare di punti luminosi che vorticavano ordinatamente in combinazioni che mi riportavano alla memoria ricordi di letture antiche di galassie, ammassi nebulosi, di stelle e pianeti, il tutto avvolto in una sorta di pulviscolo stellare trasparente, appena appena luminescente.

"La tua mente è Vita - riprese la montagna - la tua materia e la mia sono Vita, perchè siamo in una forma-pensiero del Creatore che ci circoscrive in una dimensione spazio-temporale con parametri per noi incomprensibili, inimmaginabili, che "vogliono" la Vita. Ma molte e molte altre sono le realtà, molte le "dimensioni", infinite altre. Ed il concetto stesso di "Infinito" può essere identificato con Eternità, poichè ciò che è "infinito" non ha nè fine nè principio, quindi è Eterno.

Finalmente presi coraggio e chiesi: "Ma noi possiamo uscire da questa realtà? Voglio dire, abbiamo la possibilità di vedere come sono le altre realtà previste dal Padre?". Non volevo confessarlo neppure a me stesso, ma quella strana sensazione di oppressione al cuore non mi abbandonava. Avevo come la sensazione di dover recuperare qualcosa che mi era stato portato via; qualcosa di prezioso che faceva parte della mia vita e che non si trovava più nella mia realtà. Ebbene, allora toccava a me andare nell' altra, per recuperarla.

"Noi abbiamo un solo modo per uscire dalla nostra realtà - rispose la montagna - ed è quello di uscire dalla Vita. Questo significa, come puoi intuire, che si uscirebbe dalla forma-pensiero creata per noi dal Demiurgo, ma non garantisce che si entrerebbe in un'altra forma-pensiero. Nè che potremmo ritornare alla nostra. Anche perchè la 'nostra', ora, sarebbe diventata istantaneamente quella in cui verremmo a trovarci. E poi, saremmo adeguati a quest'altra forma-pensiero, saremmo cioà in grado di 'sopportarla'?

Getti assiali di materia protostellare che fuoriescono da una galassia. Come non vedervi la mano del Dio Creatore?

 

 

L'immensa saggezza di Dio ha previsto ogni cosa, per noi, e dobbiamo attendere i Suoi modi e i Suoi tempi, disegnati nell'eternità.

E, infine, quand'anche ciò fosse possibile, ci renderemmo conto della differenza? No di certo, se ci pensi bene, E allora a che servirebbe essere qualcos' altro, in qualche altro dove e in un diverso quando, se in ciascuno ci sentiremmo 'essere', come sarebbe inevitabile. Essendo noi il punto di riferimento, ci troveremmo sempre in un presente diverso, sì, in termini assoluti, ma l'unico possibile, in termini relativi.

Il mutamento ci sarà, stai tranquillo, ma non dobbiamo stabilire noi i tempi e i modi.

Ma la tua domanda, forse, mirava a qualcos'altro: abbi pazienza, più avanti capirai".

 

 

     (Tunnel dimensionale. Si ipotizza che i "buchi neri" costituiscano una sorta di tunnel, di passaggio, da una dimensione all'alltra).

 

L'ho detto, ero piuttosto confuso e non riuscivo a capire tutto quanto la montagna diceva. Lo spazio intorno a me era adesso enorme e avevo la sensazione di galleggiare in un elemento appena tiepido, che si muoveva lentamente. Di tanto in tanto, quasi che la densità dell'elemento variasse, affondavo anche di molto, ma questo non suscitava in me nessun timore, nessuna sensazione di panico. Anzi, era piacevole e mi riscaldava. E, cosa che non mi apparve affatto strana, mi trovai raggomitolato con le gambe raccolte sotto al mento tenute ferme dalle braccia incrociate intorno ad esse. Posizione fetale, mi dissero poi.

Tuttavia continuavo a comunicare con la montagna, ed era un pò come se parlassi con me stesso. E mi decisi ad esprimere il dubbio che m'era venuto pocanzi. Dissi: "Ma allora la Vita è come un sogno? Perchè se è così, allora non è reale, ti pare?".

Ecco, mi pareva proprio di aver fatto una gran bella domanda, ed ero particolarmente orgoglioso di me stesso, in quel momento.

 


 

Piccoli particolari si modificano e si aggiungono. Le linee sono ancora grossolane. Lo sguardo torna verso di noi

 

5

 

 

 

Rappresentazione schematica di una particella di materia così come la propone la Relatività Complessa. Dal libro di Jean L. Charon "IL TUTTO-LO SPIRITO E LA MATERIA" Edizioni Mediterranee.

 

La montagna rimase in silenzio per un lungo momento; poi, con il tono di chi parla guardando a cose lontane, riprese: "Molto vi sarebbe da dire sul sogno, figlio mio. E' reale? Non lo è? Ciò che noi sogniamo quando dormiamo, è forse una eco di sogni che, in qualche modo misterioso, riescono a pervenire fino a noi da 'altre' realtà' ? Oppure quando dormiamo, ogni barriera tra le infinite realtà possibili viene eliminata, ogni linea di demarcazione viene cancellata, mescolando così in Un Tutto Unico le diverse 'altre' realtà, 'altre' dimensioni sparse nel Creato?".

Mentre la montagna parlava, mi sovvenni di una fase udita molto tempo prima, proveniente da luoghi lontani: "Luciano, non guardare indietro, è stato solo un sogno!". La mano che mi stringeva il cuore si chiuse un pò di più.

"Nessuna forma esistente può comprendere  se stessa - proseguì la montagna - proprio come i tuoi occhi non potranno mai vedere se stessi. Ciò che sappiamo di noi è solo quanto riusciamo a vedere in forma speculare; ma quella non è la 'verità'.

"La Vita, per la materia che vive, non è un sogno, ma una realtà, una delle infinite realtà che l'Artefice ha creato, La Vita è la 'nostra' realtà, la mia, la tua, quella dell'Universo che riusciamo a vedere. La realtà della materia immersa nello Spazio e nel Tempo: in 'questo' Spazio, in 'questo' Tempo.

Ammetto che ora ero davvero confuso, questi concetti astratti sul tempo e sullo spazio erano troppo difficili per me, e il tepore che mi avvolgeva non mi aiutava certo a rimanere abbastanza lucido da tentare almeno di comprendere tutto ciò che la montagna mi spiegava. Faticavo non poco a seguire quanto mi andava dicendo.

"Ma se la Vita è reale, come possono esistere contemporaneamente 'altre' realtà? Non è un paradosso in termini?". Mi accorsi che il tono della mia voce era diventato querulo, come quello di un bimbo non ancora proprio spaventato, ma vicino ad esserlo.

 

REALTA' E VERITA'

Mentre parlavo mi rigirai come una palla galleggiante in quella sorta di pulviscolo che tanto rassomigliava al liquido amniotico. Ero praticamente sospeso nel nulla, eppure la sensazione era sempre più piacevole e tranquillizzante. E come questo potesse accadere, davvero non me lo spiegavo. Vedevo stelle e galassie lontane e riuscivo perfino a distinguere sistemi solari che ruotavano in perfetta sincronia con il movimento generale dell'Universo intero, sebbene con velocità assai diverse.

 

 

"Tu confondi la Realtà con la Verità - riprese la montagna .  La Veritè è Una, ed è quella costituita dalla Totalità voluta dal Padre; mentre le realtà sono tante, infinite, e sono tutte echi ridondanti proiezioni di 'altre' realtà. E sono tutte frammenti della Totalità, della Verità. Le realtà noi possiamo solo intuirle ed una, la nostra, possiamo anche vederla, anche se solo in una  minima parte; la Verità, invece, sappiamo che è la somma di tutte le realtà, poichè da Essa sono generate, e in Essa riconfluiscono."Non ti servirà la ragione per comprendere tutto ciò, ma la Fede".

"Un momento, un momento, abbi pazienza - l'interruppi - ma non riesco a starti dietro. Spiegami meglio questo concetto: hai detto che le realtà sono tante; hai detto che alcune possiamo solo intuirle; e hai detto anche che una, la nostra, possiamo vederla, anche se in minima parte. Cosa significa?".

 

L'immagine è ora quasi completa. Il volto è decisamente femminile. Affiora un sorriso

 

"Significa che la nostra mente ci permette di intuire altri tipi di realtà, perfino di infinite 'altre' realtà, oltre la stessa Vita che rappresenta la nostra realtà. Ma significa anche che dalla nostra realtà noi non possiamo vedere tutte le realtà coesistenti con la nostra, tranne qualche rara eccezione, pur facendo esse tutte parte della Realtà Totale, e cioè della Verità. Se così non fosse, noi avremmo la visione globale di tutte le infinite realtà possibili, come gli Angeli. Un aspetto del peccato d'arroganza per il quale Adamo ed Eva furono scacciati dal Paradiso, fu anche questo, non credi ?".

"Nella nostra stessa realtà esiste una dimensione, ipotizzata dai fisici sulla base di elementi osservati, dove non esiste un 'prima' o un 'dopo', dove non esiste un divenire. In pratica, viene affermato (Teoria di Wick) che a livello subatomico, in una dimensione quantica, il Tempo va considerato non come un trascorrere di momenti, ma come una coordinata spaziale, come il 'su', il 'giù', l' 'altrove'. In altre parole. nel mondo dei 'quanti' il Tempo e lo Spazio sono equivalenti e, perciò, intercambiabili. Un pò come se intravedessimo, sia pure in maniera fuggevole e imperfetta, uno 'stop' del Tempo; questa è una definizione impropria, certo, perchè lascia intendere che  nella dimensione quantica il Tempo è fermo: non è così. Più corretto è dire che si intravedono spazi diversi di Tempo, che però è presente tutto intero e contemporaneamente. E nell'istante in cui fissi lo sguardo in quello 'spazio temporale', esso è svanito. Attenzione, non 'trascorso', ma 'svanito', annichilito.".

 

 

"La realtà della nostra dimensione non è quindi compatibile con quella di altre dimensioni, poichè nella nostra realtà il tempo scorre in una direzione obbligata, sempre la stessa, in una successione di istanti".

 

 

 

 

 

6

 

 

UNA SFERA SFACCETTATA

 

"Cercherò di spiegarmi con un esempio, pur improprio e antiscientifico, che possa aiutare la tua immaginazione ad avvicinarsi alla intuizione che, sola, potrà farti comprendere.

"Immagina di vedere una enorme, sconfinata sfera, tutta ricoperta di minuscoli frammenti di vetro dai mille e mille colori.

"Immagina che questa sfera rappresenti,per te, il concetto di 'Verità Totale', ossia il Tutto.

"Questa sfera, in altre parole, costituita e ricoperta di miliardi di frammenti, in realtà non è altro che la Vita. Rappresenta, cioè il concetto di Verità relazionato al nostro piano di esistenza. La 'nostra' realtà, insomma, non è che un aspetto 'relativo' della Verità, del Tutto.  Mi segui?".

"Credo di sì - balbettai - anche se non capisco bene che cosa c'entra una sfera da discoteca, con la vita e il nostro piano di esistenza".

" Hai detto bene, è proprio come una sfera di quelle presenti in molte discoteche, rotanti e rutilanti di colori, che 'ricevono e riflettono' la luce. Ebbene, ora viene la parte più difficile.

"Immagina che tutti quei frammenti che compongono e ricoprono la sfera, altro non siano che particelle, miliardi di miliardi di miliardi di particelle, ciascuna delle quali non riesce a vedere quella accanto. Immagina ora che ogni colore rappresenti una diversa aggregazione di queste particelle, ognuna quindi, concettualmente, con una morphè diversa, che potremmo anche chiamare 'struttura' diversa.

"Ora attento: l'insieme dei frammenti compone la sfera, la globalità, il Tutto; la compongono e la ricoprono interamente, eppure non sono a contatto l'uno con l'altro, non debbono esserlo, pena l'annichilazione di entrambe le particelle venute a collidere. Il Tutto è in movimento perpetuo, pur rimanendo ogni frammento rigorosamente separato dagli altri. Ciascun frammento è un universo a sè.

 

Galassia a spirale: un frammento del Tutto  in movimento perpetuo.

 

"Noi siamo in uno di quei frammenti, non vediamo gli altri e facciamo persino fatica a immaginarli, ed è bene che sia così perchè se, per sciagura, riuscissimo anche solo a sfiorarne uno, cesseremmo all'istante di esistere. In questo nostro frammento del Tutto, che rappresenta la nostra realtà, esiste anche una strana dimensione, il TEMPO. Perchè l'ho definita strana? Beh, pensa: ha la particolarità di scorrere sempre e soltanto in una sola direzione! Come se, in una dimensione spaziale, noi potessimo solo andare avanti, soltanto in avanti. Sconfinata, onnipotente saggezza del Creatore".

Ormai non vedevo più me stesso, nè vedevo dove mi trovavo. Era invece come se fossi 'entrato' in me; voglio dire che avevo la sensazione di vedere dentro me stesso. Eppure  sentivo che facevo ancora parte della montagna, delle galassie, dell'universo; e tutto era in me ed io ero in essi; ero in perfetta comunione con la realtà del 'mio' frammento e riuscivo ad intravedere, in distanza, anche la globalità, il Tutto. Compresi che era un dono raro.

 

Sfera delle stelle

 

Estasiato da quella visione interiore, mi sovvenni di ciò che scrisse il poeta William Blake:

 

"Vedere il mondo in un granello di sabbia

E il cielo in un fiore di campo.

Tenere l'infinito nel palmo della mano,

E l'eternità in un'ora".

 

 

UNA TAZZA RICOLMA

Fui distolto da quella visione e dalla conseguente riflessione, dalla montagna: stava sussurrando qualcosa; mi rimisi in ascolto, attento, e mi accorsi, con una certa sorpresa, che stava citando un racconto zen; la mia attenzione, adesso, era totale.

"NAN-in, un maestro giapponese dell'era MEIJ, ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen. NAN-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi.

"Maestro, la tazza è ricolma, non ce n'entra più!".

"Come questa tazza - disse NAN-in - tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non svuoti la tua tazza?".

La montagna ora si volse a me: "Proviamo a metterla in un altro modo. L'esempio della sfera è sempre valido, ma cambierò appena un poco qualche variabile.

" Facciamo conto che la sfera sia la Verità. Ogni frammento di quella sfera è, dunque, un frammento della Verità. Ora, diciamo che ciascun frammento è composto da molti miliardi di miliardi di aggregazioni (di materia?), tutte diverse l'una dall'altra, ed ogni aggregazione rappresenta la vita. Mi segui?".

"Credo di sì" - balbettai. Ma non era completamente vero.

"Bene, allora possiamo dire che ogni aggregazione, ogni forma di vita è un frammento della Verità, un 'quanto' del Tutto: esso è vero, è reale, ma non può vedere altro che la sua verità, la sua sola realtà. E non vede e non può immaginare neppure quante altre realtà gli sono fianco a fianco, perchè l'angolo di visuale di cui è dotato è molto ristretto; solo quanto basta per percepire la 'sua' realtà".

Mi rendevo conto che nella sua esposizione, la montagna doveva fare sforzi enormi per adeguare la sua sapienza alla mia intelligenza. E mi rendevo conto che, in conseguenza di ciò, vi era qualche incongruenza, anche piuttosto vistosa. Cosa che non mi disturbava affatto, dal momento che ero più interessato a comprendere il concetto fondamentale di quanto essa mi andava dicendo, che non l'esattezza semantica, o la precisione di una analisi tecnica.

"E tuttavia il Tutto, il Tao, o la Verità, se preferisci, è composto da miliardi di miliardi di miliardi di 'altre' realtà. Ma parlare di miliardi di miliardi di miliardi non ha poi molto senso, prima di tutto perchè indica una cifra non facilmente rappresentabile nella mente; ma anche perchè definisce in modo 'finito' ciò che 'finito' non è.

"Ancora una volta la fisica quantistica ci può essere d'aiuto. Lo sai cosa dice, per esempio, la 'Teoria dei Campi'? Dice che la materia, in quanto tale, come la percepiamo con i nostri sensi, non esiste! La materia non esiste, cioè, se non come agglomerati via via più complessi di 'forze'. Per essere ancora più chiari: la Teoria dei Campi dice che non esistono 'particelle di materia', e che ciò che noi percepiamo e definiamo oggetti materiali, tanto per fare un esempio concreto che possiamo comprendere con immediatezza, altro non sono che la manifestazione visibile di insiemi di 'campi' (elettromagnetico, gravitazionale, protonico, elettronico) che incessantemente  interagiscono fra loro. Ecco che cos'è la materia. Si capisce anche perchè la fisica quantistica non fa distinzione fra 'campo' e 'particella': quest'ultima non è che un 'fantasma' della realtà, una immagine non reale; in altre parole, la materia non è che una manifestazione 'a noi visibile ' in un dato istante e in una data regione spaziale, della fluttuazione di un 'campo' interagente con altri 'campi' pur essi in fluttuazione.

"Più semplicemente, si può dire che la 'realtà' a noi visibile è la rappresentazione di una successione di discontinuità portatrici di informazioni.

"Fin qui tutto bene. Ma avverto già la domanda successiva: da dove vengono queste informazioni?

"L'unica risposta possibile la puoi trovare solo attraverso la Fede!".

 

Fase conclusiva del meta-video. Molta parte della nitidezza dell'immagine va perduta nella fase di scannering. Si noti il volto di una giovane donna bionda e senza copricapo, accanto a Laura. mora e con mantello e cappuccio. Le espressioni cambiano anche durante i vari passaggi di formazione delle immagini. Durante la registrazione video era attivato anche il mio piccolo registratore: "LUCIANO, MI HAI VISTA? MI HAI VISTA?"

 

 

 

La montagna era ormai  ben decisa a farmi capire qualcosa che io stesso, non avevo ancora messo a fuoco.

"Torna per un momento - riprese dopo un attimo di riflessione -  al concetto della sfera dalle mille e mille sfaccettature, delle quali ciascuna non ha altra percezione e consapevolezza che di se stessa: perchè ciò avviene? Qualche volta la Scienza conferma la Fede: una delle più recenti teorie della Fisica moderna, chiamata quantistico-relativistica, che si basa sull'interazione della teorie della Relatività, dei Campi e dei Quanti, ci dice che questo avviene perchè siamo immersi nel Tempo, come travolti dal suo scorrere, e ciò avviene con tanta velocità che non siamo più in grado di individuare le sponde di questo torrente in piena, venendoci così a mancare ogni riferimento certo.

 

"Perchè la Fede? Perchè solo con essa è possibile a mano a mano 'sollevarsi' fuori dalla furia del Tempo che scorre; e solo quando saremo al di fuori di questa corrente in piena, la nostra visione si amplierà ed avremo una percezione ed una consapevolezza della Verità, del Tutto, sempre maggiore. E quanto più saremo vicini a Dio (più corretto è dire: quanto più lasceremo che Dio entri in noi!), tanto maggiore sarà la nostra visione della Verità Totale; che tuttavia non potrà mai essere davvero 'totale', per la Creatura. Dio solo è il Creatore, Dio solo è l'Onnipotente, Dio solo è Colui che E'.

"Dio solo è l' IO SONO".

Mentre ascoltavo, mi venne in mente una frase che avevo udito nel passato, in risposta e a commento di una mia domanda che avevo posto a Laura, la mia sposa: "Loro sono in un posto più bello, sono là dove si vedono le coscienze!". A quell'epoca Laura era ancora in viaggio.

La montagna intanto continuava a parlare, ed io ascoltavo ormai rapito e insensibile ad ogni altro stimolo.

 

 

 

 

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PERCHE' PIANGETE ?

"Tu vedi, quindi, come sia saggio accettare i limiti che ci sono stati imposti come creatura, seppur è giusto e opportuno sforzarci di capire quanto è possibile, poichè questo processo di ricerca porta comunque e gradatamente alla consapevolezza. Ma la saggezza, dono di Dio, ci fa comprendere nello stesso tempo l'impossibilità di conoscere ciò che per noi, esseri creati, è inconoscibile: il mistero è il Regno di Dio!"

 

Avevo naturalmente molte domande in serbo, e alcune premevano per uscire. Ne posi una che, mi parve, le riassumeva un pò tutte, senza rendermi conto che in realtà, mi stavo comportando come un gatto quando tenta di prendersi la coda. La mia tazza del tè era ancora talmente piena delle mie convinzioni preconcette, che il buon tè della montagna non riusciva a riempirla.

"Ma da dove provengono tutte le realtà di cui mi hai parlato? - chiesi stolidamente - Come hanno avuto origine? Perchè esistono?".

Ecco, la voce che mi rispose non era più quella della montagna, anche se proveniva da quei luoghi. Era una voce solenne, ma non severa. Era una voce che filtrava attraverso le mie cellule e si depositava direttamente nel cuore. Disse:

"In principio era il Verbo, e il Verbo era di fronte a Dio, e il Verbo era Dio.

Egli in principio era di fronte a Dio. Ogni cosa fu fatta per opera Sua, e senza di Lui neppura una delle cose esistenti fu fatta.

 (Gv  1,1-2-3)".

"Capisci? In Principio, cioè prima di ogni inizio, prima del torrente in piena". La montagna aveva ripreso a parlare. "Questo significa che già tutto è compiuto prima che tutto accada. Travalica, quindi, le parole, supera le domande e supera le risposte; libera la tua mente dalla furia del Tempo che scorre impetuoso, e vedrai almeno un barlume della nuova alba.

"Domande, risposte, spiegazioni, ipotesi, teorie: sono tutte creazioni della mente dell'uomo, quindi 'relative', quindi imperfette e per la loro stessa natura, non possono mai essere veramente esaustive".

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Mentre ascoltavo la montagna, non avevo più la sensazione di un 'esterno' a me stesso, nè di un 'interno'. Ora vedevo nuovamente tutto intorno a me e solo ora mi accorsi che, in qualche modo, ero tornato istantaneamente a vedere dalla vetta della montagna. Vedevo e valli e monti, e pianure e colline; in distanza vedevo anche la mia casa sulle pendici della collina; e vedevo anche perfettamente alberi e persone; riuscivo perfino a vedere chiaramente all'interno della mia casa, le stanze, le suppellettili, come se fossi sul posto. E tutto ciò non mi sembrava affatto strano.

Era come se, pur mantenendo la perfetta consapevolezza della mia individualità di essere umano, fossi però contemporaneamente l'una cosa e l'altra, e fossi laggiù e fossi quassù, e in qualunque altro luogo volessi trovarmi o 'essere'.

Voglio dire: era come se io fossi solamente un dito della mia mano, e avessi, sì, consapevolezza di essere un mio dito, ma costituissi nello stesso tempo una parte del Tutto rappresentato dal mio corpo creato da Dio! Mi sentivo parte del Creato. Ero io stesso una rappresentazione del Creato!

Non ero soltanto più 'dentro' la montagna, nè soltanto 'sopra'; non ero soltanto più 'la' montagna, o soltanto 'quella' montagna, o soltanto 'quella' casa dall'altra parte della valle; non ero soltanto più 'quel' vecchio che, contemplando la montagna, aveva compiuto ormai il suo percorso lungo la freccia del Tempo.

Incertezza della determinazionw

 

Ora ero tutto questo 'insieme', e molto di più; ora come non mai, ero e mi sentivo parte dell'Universo Creato.

Ecco, adesso, per esempio, ero dentro la mia casa e mi guardavo attorno e, con una certa sorpresa, percepivo un certo trambusto e una sensazione dilagante di tristezza avvolgeva le persone. Volevo dir loro di non piangere, ora che avevo ritrovato la mia Vita, la mia Laura; era venuta proprio lei,insieme a molti altri, ad accogliermi, così come mi aveva molte volte promesso; ed ora eravamo avvolti da una Luce stupenda, luminosissima eppure non abbagliante, che ci scaldava 'dentro'. La sensazione preminente era di una indicibile felicità e completezza.

 

"Perchè piangete? Gioite, invece!".

 

Non abbiate paura, voi

 

F I N E

 

 

"E' bello tramontare al mondo per risorgere nell'amore di Dio!"

(Sant'Ignazio di Antiochia, vescovo e martire)


                        


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