Le poesie

 

David Maria Turoldo

DEI SERVI DI MARIA

 

Le Poesie


INDICE:

In muta attesa

Non è l'orrendo drago

Lettera aperta

Sposato hai una pena

Dio, perfino i bambini

Vita di Caino

Alle Laudi

Preghiera

Canti dell'amicizia: E domani...

 


 

Sommario

 

 

 

 

 

In muta attesa

Parole, e segni, e immagini,

ringhiere alle nostre solitudini:

 

maschere di depistaggio

dalla strada verso il nudo

Essere:

 

certo, neppure da nominarsi,

appena da invocare

in silenzio:

 

là tu permani

oltre lo stesso Dio:

 

e io di qua

in muta attesa...

 

 

 

 

 

 

Non è l'orrendo drago

 

Mio male non è l'orrendo drago

che pure mi addenta e si avvinghia

su per il corpo come

il serpente sull'albero della vita.

 

Mio male è sapermi impotente

a dire il tuo dramma, mio Dio,

di fronte allo stesso male:

il tuo patire della nostra pena

di saperci così infelici.

 

E di non cantare con degni canti

la festa che fai quando

un bimbo è felice

e un disperato torna a sperare.

 

 

 

         

 

 

                   Lettera aperta

 

A voi, figlie della notte

creature dei roveti

la mia lettera d'amore:

 

per quando, o sorelle,

sarete buttate

come un canovaccio:

 

verrò a raccogliervi

per fare di voi

il lino della Veronica

 

e del vostro pianto

il vino migliore

per la mia consacrazione

 

 

 

 

 

 

 

Sposato hai una pena...

 

   I miei ricordi di guerra.  E il mio sacerdozio nella guerra. Quando braccato dai fascisti per una predica nel duomo di Milano: una predica sull'aspirazione dell'uomo verso la luce. Era il vangelo del cieco di Gerico che gridava verso il Cristo, perchè gli usasse pietà. E Gesù che gli chiede: "Cosa vuoi che ti faccia?". E il cieco a supplicarlo: "Signore, che io veda...". E io lanciato, con il vangelo in mano, dall'altare: proteso sulla folla (che domeniche!) a dire, a urlare: "Signore, che tutti vedano!". Che vedano i grandi e i fanciulli, giovani e anziani... Che veda la Chiesa, che veda il governo... Perchè se un cieco conduce un altro cieco... Eravamo in piena guerra, in quell'interminabile e assurda guerra.

   Così, la porta della sacrestia del duomo è stata piantonata. Ma un sacrista è venuto sull'altare a dirmi di mettermi in salvo, a messa finita. Allora, mescolato alla folla, sono uscito per una porta laterale e sono corso verso la periferia a nascondermi presso una casa di amici, attraversando la città sepolta nella calura di luglio.  E c'era gente, pochissima, come sono i pomeriggi  estivi e domenicali di Milano, sdraiata al fresco nel parco. Poi, fra le macerie, i bambini che giocavano, e un profumo acutissimo di tigli che riempiva la casa...

   Dove, appena entrato e saputa ogni cosa, gli amici - tanto per incoraggiarmi - mi danno quello che hanno, in attesa di prepararmi un po'  di desinare. E mi offrono una meravigliosa pesca. Ancora più meravigliosa perchè eravamo in tempo di guerra; e io, così trafelato... Poi quei bambini sulle macerie; e quel profumo di tigli; e il mio stato d'animo: stanco per quella guerra che non finiva mai.

   Così, appena addentata la pesca, ecco che mi viene ancora di cantare:

 

Senti che è di troppo

il sapore di una pesca

in questa povertà

di case diroccate;

Senti che non ti è lecito

provare questo dolciore

d'anima emigrata

dalla strada ferita

della tua umanità.

Sposato hai

una pena

di non sentire mai

dolcezza alcuna

che non sia di tutti;

e ora ti seduce

questo languore di tigli,

e ora vorresti

andartene in pace

in quest'orlo di città,

in queste ghirlande

di bimbi e dimenticare.

.................

.................

.................

......e il tuo sacerdozio

è un'oasi

ove essi hanno il diritto

d'approdare

dalle loro fatiche.

 

 

 

 

 

 

Dio, perfino i bambini

 

Dio, perfino i bambini!

Sempre e dovunque i bambini

sacrileghe vittime

dei nostri orgogli di adulti.

 

Ma forse tutti i soldati

sono bambini:

 

i soldati non sanno

non devono sapere,

è tolta loro la ragione.

 

 

 

 

 

 

 

Vita di Caino

 

Aderire alla terra, Caino,

questa la tua sorte;

 

udirne il lamento da sotto

le tue orme violente;

 

cercare fuggendo l'Ombra

che ti incombe;

amare, odiando, invocare

tu, vivo cadavere, la morte.

 

 

 

 

 

 

 

Alle Laudi

 

Oh, non vi nascondo, mie

creature semplici, viti

scapigliate, o pomari!

Spesso mi vidi su queste

curve, sedotto

dalle vostre cure, da questa

liturgia dolce.

 

Noi siamo terra orante:

nostra sorella e nutrice

la terra, madre che ci germoglia

unitamente

alle eterne radici...

 

Alla fine, Signore, chiedevo

che ci bastasse un pane

cotto con le nostre mani.

 

 

 

 

 

 

 

Preghiera

 

Gesù, vincitore di ogni male

e della morte,

liberaci dalla tentazione

di cercarti soltanto nel cielo,

e donaci la capacità

di vederti in ogni essere.

 

 

 

 

 

 

Canti dell'amicizia: E domani...

 

Ve ne siete andati, amici.

Ora nuovamente solo

conto i vostri passi

(prima insieme a scendere

le scale, ad accomiatarci

sul sagrato, più tardi

possibile), e poi solo

a sentire i vostri motori

in corsa verso la pianura.

Solo, come ieri e come  domani,

come questa notte di luna

sul colle così familiare e assente.

 

E' mezzanotte, è l'una,

per me è sempre mezzanotte

e sempre è l'una e le due

e poi l'alba.

Solo, per i secoli dei secoli amen.

 

 

 

 


              


 

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