Un pensiero al mese

San Francesco - Cimabue

Speculare: Padre Pio

 

Il nome di questa stanza, fratelli, riprende in realtà il titolo di una rubrica presente sul mensile "AMICO SERAFICO", redatta e scritta dal p. B. Marinelli del Centro Missioni Cappuccini di Trento.

Dalla stessa pubblicazione mensile, della quale è Direttore e Responsabile p. Gino Mauro Pisoni - che con molta gentilezza e cordialità mi ha autorizzato a farlo - riprenderò periodicamente, da una rubrica o dall'altra, i brani che mi sembreranno più appropriati.

Ciò apporti a voi e a me "Pace e bene" nel Signore Gesù Cristo. Amen.

  (Dal N.9 - Novembre 2003 - Anno LXXXVIII)

 

HA RICOLMATO DI BENI GLI AFFAMATI...

di p.B. Mannelli

 

La duplice affermazione di Maria riguardo ai ricchi e agli affamati (poveri) è molto forte e ci lascia perplessi. Lungo i secoli e i millenni, quanti milioni di uomini hanno vissuto la tragedia della fame e non ci risulta che siano stati ricolmati di beni; anzi sono periti. Popoli interi sono spariti dalla faccia della terra consunti dalla fame. E quanti ricchi hanno accumulato ricchezze, trasmettendole di generazione in generazione fino ad arrivare alla situazione odierna, in cui il 20 per cento della popolazione possiede 1'80 per cento della ricchezza globale della terra e più di un terzo dell'umanità vive sotto la soglia di povertà. Sì, è vero: qualche povero si è fatto ricco o magari straricco e qualche straricco è precipitato nella miseria. Ma siamo lontani dall'affermazione assoluta di Maria.

Nella luce delle beatitudini. Il modo migliore di chiarire e comprendere la forte affermazione di Maria è quello di leggerla nella luce delle beatitudini. Quali sono riportate nel vangelo di Luca, esse costituiscono come l'esplicitazione diretta, quasi una proiezione ingrandita, del nostro versetto: il primo stico si proietta nel quadruplice Beati, il secondo nei quattro guai! Matteo riporta le beatitudini di Luca, introducendovi però delle variazioni preziose per interpretare nel senso più vero e più profondo le beatitudini stesse e, di riflesso, per meglio capire l'affermazione di Maria.

Nell'introduzione al Discorso della Montagna Luca ci informa che all'evento era presente una gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e Sidone, venuti per ascoltare Gesù ed essere guariti dalle loro malattie (Le 6, 17s). Evidentemente si trattava di gente umile, appartenente alla classe caratterizzata, appunto, dalle quattro beatitudini di Luca: povertà, fame, lagrime, sfruttamento. Gesù parla loro direttamente, proclamandoli beati proprio per la loro situazione di povertà e di tribolazioni (Le 6, 20-22). In contrapposizione, alla classe dei ricchi, dei gaudenti, dei sazi, degli ammirati e invidiati dalla gente egli rivolge i quattro guai! (Le 6, 24-26).

Perché beati i primi e guai! ai secondi? Perché vostro è (o vostro non è) il regno di Dio.

Già da questa constatazione si intuisce che i beni di cui Dio ricolma gli affamati sono qualcosa di più che le ricchezze, le comodità, il benessere economico e sociale; e l'esser rimandati a mani vuote ha un senso più vasto e più profondo del semplice essere ricacciati nella povertà e nell'indigenza materiali, (continua).

 

  (Dal N.3 - Marzo 2003 - Anno LXXXVIII)

VOCI DALLA CLAUSURA

di

suor M. Francesca Lorenzu

S; Chiara provvede alle figlie, mediante devoti predicatori, l'alimento della Parola di Dio, della quale riserva per se stessa una larga porzione. Da tale gioia, infatti, è pervasa nell'ascolto della santa predicazione, tanto è il gaudio che prova nel ricordare il suo Gesù che una volta, mentre predicava frate Filippo da Atri, apparve accanto alla vergine Chiara un bellissimo bambino, e per gran parte della predica la vezzeggiò con graziose moine. Alla vista di questa apparizione, la sorella che meritò di avere tale visione della Madre ne provò una dolcezza ineffabile. E, per quanto non fosse coltivata nelle conoscenze letterarie, godeva di ascoltare un sermone dotto, pensando che dentro il guscio delle parole si nasconde la mandorla, che ella sapeva penetrare con acutezza, assimilandone tutto il sapore e il gusto. Dal discorso di qualsiasi oratore sapeva trarre fuori ciò che giova all'anima (FF 3230/31).

Questo episodio è molto significativo per comprendere come per s. Chiara la Parola di Dio fosse il nutrimento principale per tutta la sua vita e per quella delle sorelle. Perchè la Parola di Dio per Chiara è davvero la Parola viva, che tocca la sua vita intimamente e la trasforma rendendola trasfigurazione dell'amore di Dio. Una parola quindi non ascoltata solo a livello intellettuale, ma calata nel suo essere e nel suo quotidiano. Ogni Parola di Dio per Chiara è il Verbo fatto carne che la raggiunge, con cui può dialogare, entrare in relazione, in comunione. Questo ascolto è tanto vero e profondo che Dio stesso la rende oggetto di attenzioni particolari.

Nell'episodio appena ricordato Gesù le appare bambino e le fa sperimentare la Sua tenerezza, il Suo amore. Chiara ama meditare il mistero della Natività di Gesù e ne parla nei suoi scritti: Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe avvolto in poveri pannicelli. O mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli Angeli, il Signore del Cielo e della terra. è adagiato in una mangiatoia! A questa contemplazione affianca la meditazione del Crocefisso povero:  Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la santa povertà, le fatiche e le pene senza numero ch'Egli sostenne per la redenzione del genere umano. E, in basso, contempla l'ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante. Non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me l'anima mia (FF 2904).

Sullo stesso letto di morte la sua preoccupazione è quella di avere accanto a sè qualcuno che le parli della passione del Signore: Facendosi più vicino il Signore e già quasi stando sulla soglia, Chiara vuole che le stiano accanto sacerdoti e frati spirituali, che le ripetano la Passione  del  Signore e sante parole. E appena tra di essi le appare frate Ginepro, famoso per saper vibrare ardenti giaculatorie al Signore, con calde parole dal cuore, animata da rinnovata letizia gli chiede se abbia lì pronto qualcosa di nuovo riguardo al Signore. Ed egli, aprendo la bocca, dalla fornace del cuore ardente libera fiammeggianti scintille di parole, e la vergine di Dio prova grande consolazione nelle sue parabole (FF 3248).

La Parola di Dio è tutto per Chiara, perchè è l'incontro con lo Sposo. Colui che ha donato tutta la Sua vita per lei e Chiara si dona tutta a Lui; il suo sì pronunciato più di quarant'anni prima risuona giorno dopo giorno nella libertà di aderire al progetto di Dio, nelle prove, nella lunga infermità, nelle incomprensioni e nelle gioie, nelle speranze, nella comunione con le sorelle, nell'amore donato a tutti. Gli scritti di Chiara sono un continuo intrecciarsi di versetti biblici, ad indicare ulteriormente, quanto sull'esempio di Maria, la Parola ascoltata fosse custodita nel suo cuore.

Con tutto questo Chiara parla alla nostra vita, proprio perchè il suo vivere fu una continua novità di vita nello Spirito, il solo che dona di penetrare la Parola di Dio. Lo Spirito donato a noi nel battesimo ci consente di fare esperienze simili, perchè è Lui che ci illumina sulla Parola. La Parola di Dio è sempre viva e vivificante, è verità. Prendiamo ad esempio un salmo, recitiamolo lentamente e constatiamo come quella Parola ci contiene  ed esprime i nostri sentimenti, desideri, paure, gioie: di te ha sete l'anima mia, il Signore è mio scudo e mia difesa...; ma anche nei momenti di prova: mio Dio, sono nell'angoscia e nell'affanno; mio Dio a Te grido aiuto notte e giorno; Dio ascolta la mia voce...

Che grande consolazione sapere che Dio desidera entrare in dialogo con noi, che ci ascolta e non desidera altro che donarci la Sua pace e il Suo amore!

 

(Dal N.9 - Dicembre 2002 - Anno LXXXVII)

VOCI DALLA CLAUSURA

Di suor M. Francesca Lorenzi

LA LAMPADA

 

Nelle nostre chiese è sempre presente un lume acceso, una lampada che arde e ci ricorda, come diceva Francesco, la luce eterna, la luce divina.

S. Francesco fin dall'inizio della conversione dà notevole valore alla lampada accesa ai piedi del Crocifisso di San Damiano. Quando il Signore si manifesta al giovane mercante di Assisi e lo invita ad andare a riparare la sua Chiesa che va in rovina, cosa fa il figlio di Bernardone? Intanto si èrese cura di quella immagine, e si accinse, con ogni diligenza, ad eseguirne il comando. Subito offrì denaro ad un sacerdote, perchè provvedesse una lampada e l'olio, e la sacra immagine non rimanesse priva, neppure per un istante, dell'onore, doveroso, di un lume (FF 595). Poi abbandonato tutto: casa, padre, madre, ricchezze, amici, poverello lo troviamo ancora ad assisi ad elemosinare olio per la lampada. Così racconta il biografo Tommaso da Celamo (FF 599). Un giorno andava per le vie di Assisi mendicando olio per le lampade di s. Damiano, la chiesa che stava allora riparando. Sul punto di entrare in una casa, vedendo davanti alla porta un gruppo di amici che giocava, rosso di vergogna, si ritirò. Ma, volgendo il suo nobile spirito al cielo di rinfacciò tanta viltà e divenne giudice severo di se stesso. All'istante torna alla casa e, dopo aver esposto con voce sicura a tutti il motivo della sua vergogna, quasi inebriato di spirito, chiede in lingua francese l'olio di cui ha bisogno e l'ottiene.

Era talmente importante onorare la casa del Signore e la sua croce con una lampada, che s. Francesco supera qualsiasi resistenza umana pur di rendere questo servizio al suo Signore.

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Questa premura di Francesco di onorare con un gesto semplice e concreto nostro Signore, nasceva da un cuore amante sempre prostrato in adorazione.

Pensiamo anche a Chiara che sulle orme del Poverello passò tutta la sua vita presso quel Crocifisso tanto significativo per Francesco a s. Damiano, quante volte avrà alimentato quell'umile lucerna riempiendola di olio d'oliva, e quante ore e giorni aveva trascorso prostrata a terra sulla nuda pietra ad adorare tale grande Signore, facendo del suo stesso corpo una lampada accesa d'amore! Persino il Papa nella bolla di canonizzazione della Santa fa riferimento al suo nome, portatore di luce, per indicarne la santi

..................(omissis)................

La luce è per se stessa diffusiva e vivere accogliendo la lice divina ci dà di poter riflettere quello stesso chiarore divino, così preghiamo attraverso i salmi: Fa risplendere su di noi Signore la luce del tuo volto (Sal 4,7). Pensiamo inoltre a quella luce che è dentro di noi, sacrario dell'uomo: la coscienza. Una retta coscienza porta a vivere secondo la volontà di Dio; in ascolto di ciò che è bene per collaborare alla diffusione del Regno di Dio. La lucerna del tuo corpo à l'occhio. Se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce ( Lc 11, 34). La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo dove si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria (Cfr Catechismo degli adulti: La verità vi farà liberi).

Ringraziamo il Signore per il dono della lampada-coscienza che ha acceso dentro di noi e preghiamolo di infonderci forza per porci sempre in ascolto di essa. Il mondo come al temp di Francesco e Chiara ha bisogno di Lampade accese che brillino per Dio.

 

 

 

 

 

 

(Dal N. 8 - Novembre 2002 - Anno LXXXVII)

 

...E Santo è il Suo Nome

Dio ci ha scelti in lui (in Cristo) prima della fondazione del mondo per essere santi e immacolati nella carità al suo cospetto (Ef 1,4).

Il disegno di Dio su di noi, quindi, è che siamo santi. Temo che la maggior parte di noi non lo sappia o non ci pensi.

In un corso sullo Spirito Santo, l'animatore chiese: Secondo voi, perchè Dio ci ha donato il suo Spirito?  Qualcuno ha risposto: Per ricordarci le parole di Gesù e farcele capire. Altri: Per darci consolazione nelle afflizioni, coraggio nelle difficoltà, ecc. Sì. rispose il padre, Dio ci ha dato Gesù e il suo Spirito anche per questo, ma soprattutto ce li ha dati per farci santi.

 

SIAMO TUTTI SANTI

Il giorno seguente egli inizia l'incontro dicendo: Tutti quelli che tra voi sono santi, alzino la mano! Naturalmente nessuno la alza. Il padre si dice deluso e spiega come tutti quelli che hanno ricevuto lo Spirito Santo, sono talmente uniti a Gesù che possono dire: Non sono io che vivo, è Gesù che vive in me (Gal 2.20), e quindi sono santi in Cristo. Non per niente Paolo inizia le sue lettere con la formula: Ai santi che sono a Corinto, che sono in Tessalonica, ecc. Non è detto che i cristiani di Corinto ecc. fossero un granchè più in gamba di noi. Spiegata bene la cosa, l'animatore del corso chiede di nuovo: Tutti quelli che tra voi sono santi, alzino la mano!  Tutti alzarono la mano. E lui: Alleluia! Questa è la più rapida conversione che io abbia mai visto. Dunque io sono X.Y. Non so se il Papa è al corrente, ma Gesù certamente lo sa. E' Gesù che ha fatto di me un santo ed è Gesù che ha fatto di voi dei santi (Collin). Questa è la cosa meravigliosa che ci è accaduta il primo giorno che siamo diventati cristiani.

 

VIVERE DA SANTI

E' un grande privilegio essere santi. Ma è anche una grande responsabilità. Se Dio ci ha fatti santi, evidentemente si aspetta che viviamo da santi. Ci ha dato e ci dà tutto quello che è necessario per questo.

Vivere da santi!  Una voce dentro probabilmente ci dice: Per me è impossibile! Io sono un piccolo cristiano ordinario. Sì, sono un piccolo cristiano ordinario, ma Gesù in me è lo stra che mi rende straordinario. Non posso non essere straordinario se il Figlio di Dio dimora in me e il mio corpo è il tempio dello Spirito Santo. Non è un motivo di orgoglio, perchè non sono io, ma Dio che mi ha fatto straordinario. Egli mi chiede di essere quello che sono nel concreto della vita. Dio mi ha dato lo Spirito di santità, perchè io possa essere santo ed esserlo sempre più.

 

NON DOBBIAMO RIMANERE A META' STRADA

Non dobbiamo avere paura di considerarci santi, Anzi dobbiamo considerarci santi. Nelle varie situazioni non dobbiamo dire: Ma io non sono mica santo per comportarmi così; ma: Perbacco! sono santo e quindi, costi quel che costi, devo comportarmi così! Questo non significa che dobbiamo essere già perfetti, ma che vogliamo esserlo.

Dio ci ha scelti perchè siamo santi, perchè siamo come Gesù e cresciamo in Gesù fino alla pienezza della sua statura. Quando Dio inizia qualche cosa, non rinuncia a metà strada. Egli porterà quest'opera a compimento in ciascuno di noi. Ma non lo sarà senza la nostra collaborazione e non tutto d'un colpo.

 

LA LEGGE DI SANTITA' E' LEGGE DI CRESCITA

Nel battesimo lo Spirito Santo ci ha permeato fino nelle fibre più intime del nostro essere. Da allora siamo pieni di Spirito Santo. Ma, intendiamoci, c'è pieno e pieno! Se in un bicchiere metto una manciata di sassolini e poi lo riempio di acqua, il bicchiere è pieno. Ma non è tutto acqua. I sassolini nel bicchiere rappresentano il passato della nostra vita, i settori di resistenza, di disobbedienza: l'orgoglio, l'egoismo, la gelosia, l'ira, l'incredulità, le relazioni sbagliate, ecc. Se dal bicchiere togliamo i sassi, il livello dell'acqua si abbassa e c'è posto per più acqua, per più Spirito Santo.

Dio cerca di togliere i sassolini dalla nostra vita per mettervi più del suo Spirito. Ogni volta che riesce, ci porta  di gloria in gloria (2 Cor 3, 18); da un livello di gloria a uno più alto. C'è in noi meno di noi stessi e più di Gesù; diventiamo sempre più simili a lui, cresciamo in lui, finchè lo vedremo faccia a faccia e saremo come lui (1Gv 3,2).


                           

 



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