Fratelli, perchè preghiamo? Perchè vogliamo pregare?
Ecco, a me sembra legittimo pormi questa domanda. Ma prima di tutto, chiediamoci allora che cosa è la preghiera. Difficilmente, se andrete a consultare un vocabolario della lingua italiana, troverete una risposta soddisfacente, per quanto strano possa sembrare. Anche dizionari di prestigio, come il famoso Devoto-Oli, sono a questo proposito alquanto deludenti: "Richiesta improntata a particolari accenti di fervore e cortesia". Evidentemente si riferisce alla cosiddetta "preghiera" che un essere umano rivolge ad un altro essere umano per ottenerne i favori; fortunatamente poi aggiunge: "Testo, parola o pensiero mediante cui il devoto si rivolge alla divinità". Non che la definizione sia scorretta, anzi è correttissima; ma personalmente la trovo mortificante nella sua limitatezza e banalità. Non mi soddisfa abbastanza. Sembra quasi che non vogliano esporsi troppo con risposte più impegnative e preferiscano restare sulle generali. E così più o meno tutti gli altri vocabolari. Per non parlare della definizione che riporta dell'atto del pregare, il "Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana", dal quale ci si potrebbe ragionevolmente aspettare qualcosa di meglio di quanto invece non faccia. Sorvoliamo.
Ripeto, tutti formalmente corretti. Ma quanta banalità! Quanta retorica!
La definizione che più si avvicina al mio concetto di preghiera, e del pregare, è quella che troviamo nel "Dizionario della Bibbia" pubblicato da Garzanti nel 1993, a pagina 322: "Preghiera: unione personale con Dio visto come una persona cui rivolgersi". Stupenda ed essenziale. Non c'è una parola in più di quanto serva a far comprendere che cos'è la preghiera!
Il concetto è chiarissimo: si tratta dell'unione personale (quindi io, o tu fratello) con Dio, visto come persona! Capite bene, fratelli: visto come persona! Non c'è posto qui per le banalità, non c'è posto qui per i gesti e le definizioni delle accademie di retorica, e le elucubrazioni quasi sempre incomprensibili dei teologi di mestiere: pura e semplice unione personale con Dio, inteso come persona cui rivolgersi. Pulita, concisa, essenziale, perfetta definizione della preghiera. Era poi così difficile arrivarci? Ma noi dobbiamo sempre complicare tutto; e i dizionari linguistici rappresentano specularmente questa nostra tendenza.
E adesso veniamo alla domanda: "Perchè pregare?" .
Vedete bene anche voi, fratelli, che la risposta scaturisce da sola; ora che abbiamo ben compreso che cos'è la preghiera, è facile capire perchè preghiamo: perchè sentiamo il bisogno di rivolgerci a Dio!
Noi ci rivolgiamo a Dio come ad una persona che, onnipotente, può e vuole aiutarci. Noi abbiamo bisogno di parlare con Qualcuno che è sempre disponibile ad ascoltare i nostri lamenti e ad asciugare le nostre lacrime. Un papà (Abbà) che sempre ci protegge, e ci fornisce di tutto ciò di cui abbiamo bisogno e, spesso, di tutto ciò che Gli chiediamo. Io lo testimonio a viso aperto ed a braccia alzate.
Ecco fratelli: ho tentato, come posso e con tutti i miei limiti, di far comprendere perchè dobbiamo pregare. Ma anche questo "dobbiamo" è inopportuno, può infastidire o essere male interpretato da qualcuno. Allora precisiamo che noi siamo totalmente liberi, e questo è certamente un grande dono. Ma questa nostra libertà rappresenta anche una tremenda responsabilità, con la quale Dio mette alla prova e verifica il nostro reale desiderio di amarLo. Se noi siamo tanto arroganti da ritenerci autosufficienti, la nostra stessa stoltezza sarà la paga che ci siamo guadagnati e che, liberamente, abbiamo preferito al Suo amore.
Sono certo che un sacerdote rabbrividirà nel leggere queste poche righe, sicuramente zeppe di errori dogmatici: ed io chiedo perdono al suo abito sacro; unica giustificazione che riesco a vedere per me stesso, è soltanto lo zelo di testimoniare, come sento e riesco, e con tutto me stesso, il Cristo Gesù. A Lui ogni onore e gloria. Amen.
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